Gioco cerimoniale del primo maggio - Contus Antigus

Gioco cerimoniale del primo maggio

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gioco cerimoniale primo maggio

Paolo di Ozieri ci manda un articolo sulle tradizioni di Ozieri in cui si descrive un gioco descritto per la prima volta dall’ozierese Matteo Madao alla fine del settecento, poi da Alberto la Marmora nel 1839, infine da Filippo Valla nel 1895.

Il gioco fu descritto per la prima volta dall’ozierese Matteo Madao alla fine del settecento, poi da Alberto la Marmora nel 1839, infine da Filippo Valla nel 1895.

La scomparsa del gioco risale ad una cinquantina di anni fa:di esso sopravvive solo il ricordo nella descrizione fattane dai vecchi. Eccone le modalità.

La prima domenica di maggio, le ragazze non ancora ventenni, sole o con qualche ragazzo, si riunivano in gruppi di dieci o dodici davanti alla porta di una casa, tenendo sollevato un lenzuolo, mentre le più piccine e i ragazzetti si mettevano a sedere sotto l’improvvisato baldacchino. Al centro del lenzuolo si poneva un cestino dove ciascuna delle partecipanti metteva un suo oggetto personale (un anello, un fazzoletto, ecc.), come pegno. Una delle ragazze iniziava a cantare i seguenti versi:

Unu columbu eru
Falat dai su chelu
Cun-d-unu iscudu in bucca:
abberide sa buscia
pro bos che lu ‘ettare.

Seguiva quindi la formula di benedizione:

Cristos chi ‘eneigat
Sutta terra sa ‘ide
e-i su trigu a elva:
sa ‘ide sutta terra
e-i s’olzu a ispiga
Cristos chi ‘eneigat.

Il coro delle ragazze canta la strofa:

Est maju, est maju
e benivenga
cun tottu su sole de amore
pius bellu est su fiore
chi no sa margaritina
unu anzu ‘e disciplina
ti lu diat pro amore.

Quindi la ragazza che si sente in vena di improvvisare prende dal cestino il pegno e canta due versi di buono o cattivo augurio, come:

Comente andat s’abba a su mare
Gai bos curran sos benes a dare.

Si ripete “est maju, est maju; un’altra ragazza prende un altro oggetto con una sua strofa, fino all’esaurimento degli oggetti.

Comente lughen sa luna e-i su sole
gai sian bellos sos fizos minores.

Comente lughen su sole e-i sa luna
gai bos currat sa mala fortuna.

Bellu est s’aneddu cand’est in su didu
ma bell’e menzus cand’est cun maridu.

Cantu b’at in mill’annos minutos
falet in tronos e rajos alluttos.

Nostra signora de su Redu
gighidennos tottu a su chelu…

È un gioco che si riallaccia chiaramente alle tradizioni di “Cantare il maggio”, diffuse in gran parte dell’Europa: il maggio ozierese ha la particolarità di assegnare a turno una volta bene, una volta male ai partecipanti. Alla strofa di buon augurio succede quella di malaugurio, a questa quella di buon augurio e così via. Così alla fine i partecipanti si divideranno in due schiere quelle del bene e quelle del male.

Tratto dal libro di Francesco Amadu: OZIERI CINQUEMILA ANNI

Paolo da Ozieri http://www.webalice.it/ilquintomoro

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