Dov’è finita Santa Igia?

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La foto in didascalia risale al 1985, sono individuabili i primi scavi effetuati, e adestra e sinistra l’ex mattatoio (dove ora c’è l’innesto alla superstrada sopraelevata) e i capannoni (poi ristrutturati per la città mercato). L’immagine è tratta dal volume Santa Igia – Capitale Giudicale” – ETS Editrice, Pisa

Santa Igia Cagliari

DOV’E’ FINITA S.IGIA ?
di Massimo Rassu.

Dopo il numero speciale di “Shardan” su S.Igia, frutto nell’estate del 1994 di una sinergia con gli amici dell’associazione universitaria “Kita de Sardinia“, sembra che tutti si siano dimenticati della città capoluogo del Regno di Cagliari.

L’area, dopo la distruzione del 1258 venne abbandonata, ma nei pressi sorse già nel XV secolo il borgo di S.Avendrace, le cui case vennero costruite molto probabilmente recuperando il materiale dalle rovine di S.Igia. Anzi le pietre meglio lavorate venivano utilizzate nella costruzione delle chiese. Ancora nel 1593 infatti, come ci informa padre Giorgio Aleo, tale Nicola Isca completava la demolizione della chiesa di S.Cecilia per ricavare il materiale per l’ampliamento della chiesa di S.Ambrogio di Monserrato. Le rovine della citta’ medioevale comunque erano ancora visibili all’epoca del canonico Giovanni Spano (1861), che ne diede la descrizione:

“… la Cattedrale dedicata a S.Cecilia, e l’episcopio con la canonica, esistevano aldila’ della chiesetta distrutta di S.Paolo, tra il borgo di S.Avendrace e la regione chiamata Fangariu. Verso quel sito anche il Bonfant e l’Aleo opinavano che sorgesse la città di Cagliari nel medioevo …. Tuttora si vedono le fondamenta del castello di S.Gilla, ch’era la reggia dei giudici. La cattedrale di S.Cecilia esisteva molto più in là, verso il vigneto Sepulveda, dove pochi anni sono si estrassero molte iscrizioni cristiane dalle tombe che vi si scopersero”.

In base alle indicazioni dello Spano possiamo localizzare S.Igia nella vasta area che, partendo dallo stagno, raggiunge gli attuali confini di S.Avendrace, avendo un suo centro presso le attuali via Brenta, via Po, via Simeto e via S.Simone, ove era il vigneto del cavalier Sepulveda. Altre delimitazioni sono rappresentate, a Sud Est dal passaggio a livello di via S.Paolo, presso cui sorgeva la chiesa omonima, e a Nord-Ovest, dalla regione del Fangario, dove, per ironia della sorte, nel 1324 i pisani venivano duramente sconfitti dai nuovi dominatori aragonesi nella battaglia di Lutocisterna!

Le vicende più recenti sono più o meno conosciute, perchè comparse sui quotidiani isolani. L’area dell’antica capitale giudicale è stata sommersa da varie colate di cemento, che ne hanno fatto sparire persino le fondazioni: gli edifici del mattatoio, delle poste, della sede UIL, l’asse stradale del CASIC, e infine la Città Mercato. Dulcis in fundo, sono comparsi i nuovi abitanti: la zona è stata scelta come loro base da vari diseredati, zingari, prostitute. A quando l’intervento del nostro attivissimo Comune?

MASSIMO RASSU

www.massimorassu.it

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