Creature Fantastiche in Sardegna: il libro di Claudia Zedda

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Se l’immaginario sardo, mitico, privo di collocazione temporale, arcano e misterioso è stato reso in musica, colori, pittura e passioni, nel libro Creature Fantastiche in Sardegna lo si ripercorre con l’uso della parola. Filo conduttore la leggenda, il racconto che fu capace di accompagnare un tempo, tutti i momenti importanti della vita di ogni uomo e donna, la nascita, la crescita, la formazione sociale, il lavoro, la morte.

Leggenda e racconto nei quali sono custoditi quei saperi e valori morali che la società sarda ha prescelto e che s’impone di tramandare di generazione in generazione, immutati in quanto ne riconosceva la validità, attraverso lo strumento della parola. E di queste leggende, predilette protagoniste erano quelle mitiche creature che la società aveva con i secoli creato.
Creature fantastiche per noi oggi, reali e con le quali si condivideva la terra, l’aria, l’acqua ed il fuoco per il sardo di ieri. Ed è secondo il legame con gli elementi che, nel libro queste stesse fantomatiche presenze sono elencate e citate, tenendo ben a mente che molte di loro, il più delle volte sfiorino più elementi e si dimostrino scivolose e imprendibili come la sabbia della costa sarda, fina, eterea ed immortale.
Di terra vivono i Mannus, i giganti, i kaddos birdes, gli orchi, Luxia e Giorgia, le janas, l’ erkitu e il suo fraterno amico il boe muliache ed infine il quanto mai misterioso iscultone. Accanto all’acqua troveremo le povere panas, il mito mai morto dei Maimone, la mamma ‘e funtana, maria abbranca, la indecifrabile Maria Mangrofa e la maschera antica Maria Burra.
Respirano etere e si muovono entro questo la mamma ‘e ventu, il voe Tommasu, le animas bonas e certo quelle malas, le streghe vampiro e la muska macedda e per finire al fuoco si legano la figura del diavolo, che così come è inteso in Sardegna, non trova simili altrove, e l’opprimente incubo, che in figura di piccola creatura custodisce la ricchezza sotterranea della terra sarda. Conoscendo loro, arriveremo a conoscerci un poco meglio, perché per quanto lo si ignori di mito perduto è fatto il sardo.

Claudia Zedda (cla.zedda@alice.it)

Retro copertina.

Creature Fantastiche in Sardegna«Se non prendi sonno chiamo Mommotti! » E seppure tu non sapessi chi fosse questo Signor Mommotti, vuoi per il tono di tua madre, vuoi per quello sguardo che ha sempre fatto molto più della parola, dormivi. Ma tra l’intorpidimento e il sogno te lo domandavi, chi fosse l’illustre ignoto, ripromettendoti che avresti dato un volto a chi tormentava le tue prime notti insonni.
E quando il tempo mi ha concesso tregua ho deciso di mettermi sulle tracce dell’oscuro mommotti, che oramai d’anni dovrebbe averne un bel pò. E cercando di lui, mi sono imbattuta in un mondo di fantastiche creature, partorito dalla genialità sarda. Un mondo che incanta e intimorisce, insegna e indica la strada seguita e da seguire.
Ombre oggi che pur riescono a ricordarci chi siamo stati, e chi non avremmo dovuto smettere d’essere. E mentre avida inseguivo la risposta che dissetasse la mia curiosità, ho riposato con i giganti, ho ballato con le janas, ho bevuto dalle fonti sacre con Luxia, ho passeggiato per i vicoli dei paesi che ora sono città in compagnia dell’erkitu, ho osservato da lontano cosa significa essere panas, volato con le kogas e le sorelle surbiles, e mi sono lasciata intimorire dai danzatori infernali che abitano le chiesette di paese a notte fonda.
L’ammuttadore mi ha svegliata a notte tarda e le creature ctonie mi hanno ospitato presso le loro dimore, mostrandomi quali tesori nascondano. Mi hanno insegnato che essere sardi significa essere imprigionati in una rocca, i cui muri sono d’acqua e sale, ma dai quali ditemi, chi desidera fuggire? Si tratta di un mondo che ha tanto da raccontare, e lo fa sottovoce. Sta a noi decidere se ascoltarlo. Io, ho prestato orecchio.

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