Contusu de “Sa Rutta”

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Era una fredda giornata del 1958, io avevo solo otto anni. Abitavamo tutti assieme nella casa di campagna di sa Rutta. Eravamo in sei in famiglia, il nonno Riccardo, la nonna Annunziata, mamma Cenza, mio fratello Umberto, io e Pupa; papà era già andato via.

Quella sera pioveva e, come tutte le sere d’inverno, eravamo tutti intorno al camino. Mamma preparava la cena, una minestra calda e pane abbrustolito sulla brace.
C’era freddo e per scaldarci nonno aggiunse della paglia di fave sul fuoco. A me non piaceva l’odore del fumo, ma adoravo riscaldarmi al caldo della fiamma, così talvolta mi sedevo dentro il caminetto, affianco al gatto grigio dal pelo bruciacchiato. Mentre aspettavamo la cena di solito nonno ci raccontava qualche vecchia storia, di quelle che si raccontano da centinaia d’anni nelle famiglie di campagna. I racconti erano spesso spaventosi per noi bambini.
dialuC’era “su Diau” (il Diavolo), sempre presente nelle storie del nonno sotto forma di un caprone che scalciava, dagli zoccoli sprizzavano scintille del fuoco dell’inferno. C’erano gli spiriti della vecchia casa dei Crobu che sbattevano le porte, distruggevano i mobili e facevano strani spaventosi rumori. E per i bambini più piccoli, che facevano i capricci perché volevano uscire in cortile, c’erano “is mazzamurrusu“, una sorta di gnomi col berretto verde che ballavano sul muro di casa… era capitato anche a me di vederli una volta!
Ma quella sera il nonno ci parlò dell’anno 2000, l’anno in cui, si diceva, ci sarebbe stata la fine del mondo. Io e Pupa ascoltavamo con attenzione e un po di paura, Umberto stava da una parte, seduto a tavola e leggeva, lui era grande e non stava più a sentire il nonno… Nonna Annunziata uscì in cortile a prendere dell’altra legna quando la sentimmo urlare. Nonna rientrò di corsa urlando “Oiommommia, esti sciaendisia su mundu!” (Oddio, si sta disfando il mondo!). Ricordo che anche noi cominciammo ad urlare spaventati…
Solo nonno Riccardo si affacciò fuori a vedere cosa stesse accadendo, il cortile riluceva di scintille che venivano dall’alto… sollevò gli occhi e, resosi conto dell’accaduto rientrò in casa e con la sua voce alta e calma disse “No esti nudda, adi pigau fogu sa zimminera…“, aveva solo preso fuoco la canna fumaria…
scusorgiuNonna era ancora spaventata e anche noi eravamo un po in ansia.
Ricordo che mamma allora chiamò a tavola e di fronte ad un piatto di minestra calda dimenticammo subito tutte le nostre paure…
Dopo cena ci sedemmo ancora intorno al fuoco e mentre nonna Annunziata lavava le stoviglie, mamma ci intratteneva con qualche altra storia.
Quella sera ci raccontò di aver sognato che in un certo punto della casa di zia Nuccia c’era unu scruxioxiu nascosto (un tesoro) fatto di monete d’oro. Su scruxioxiu si trovava sotto terra e sopra c’era unu laccu (una macina) in pietra. Le fu detto di presentarsi a mezzanotte nel punto indicato con una persona che la aiutasse a raccogliere il tesoro… ma lei ebbe paura e non ci andò così fu assegnato ad un altro che, si dice, lo trovò esattamente dove indicato nel sogno.
E così un’altra sera era passata ed era arrivata l’ora, infine, di andare a letto…

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