Cagliari, le sorprese della città bianca

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Cagliari? Calma, pigra. Dove però vivono più scrittori che in ogni altra città italiana.
Autori di gialli e noir. Ambientati qui

Facciamo una scommessa: può una piccola città affacciata sul mare, in un’isola distante da tutto, diventare capitale del Mediterraneo, farsi ponte, punto d’incontro
fra il Maghreb e l’Europa? Per tre giorni Cagliari, capitale sarda al centro del Mare Nostrum occidentale, lo è stata e ha avuto i riflettori di tutto il mondo puntati addosso. Tra le sue mura si è svolto da poco il D1O, la conferenza dei ministri della Difesa dei Paesi affacciati sul Mediterraneo. Certo, Cagliari sa di essere periferia, provincia. Ma è una strana città. Quando arrivi ti accoglie calma, solare, avvolta da una luce bianca. Un clima dolce che non conosce la neve. Poco traffico, tanta acqua. Se si sale sul Bastione di Saint Remy che dalla città bassa porta a Castello, l’antico quartiere murato, di pietra calcarea, che per secoli è stato quello del potere e del comando, si vede azzurro da tutte le parti: il mare del Golfo degli Angeli, lo stagno di Santa Gilla.

E nella città bianca le ore sembrano non avere fretta di passare. Tanto che qualcuno la taccia di essere immobile.
Ma immobile non è.
All’improvviso, infatti, Cagliari ti sorprende. Non solo perché sa ospitare un evento internazionale importante come il D1O. La più grande città sarda nasconde un’anima sperimentale e contemporanea insospettata.
Grandi progetti urbanistici che, guarda caso, prevedono anche un nuovo museo con un’impronta mediterranea. E un’inusitata vivacità creativa e letteraria.
Se si entra in una delle tante librerie, ad esempio, si scoprono libri su libri di un autentico sciame di scrittori che qui sono nati o qui vivono. Così tanti non ce ne sono da
nessuna altra parte, in Italia. E molti scrivono noir ambientati proprio nella tranquilla, mediterranea Cagliari, che con i suoi 160mila abitanti non è certo una metropoli e negli ultimi due anni ha registrato in cronaca solo due omicidi. Niente a che vedere con la Barcellona di Montalbàn, la malavitosa
Marsiglia di Jean Claude Izzo. E neppure con la Bari di Gianrico Carofiglio. Ma basta stare per un po’ in città per capirne la reale effervescenza. Quando ci sono stata io, vi si svolgeva il Festival Tuttestorie, dedicato a giovanissimi lettori con ospiti?star come Abraham B. Yehoshua. E che dire della Festa dei Lettori, organizzata per la prima volta a Cagliari? Non solo. La Provincia stava lavorando alla creazione di un itinerario turistico?letterario da Cagliari alla Barbagia sulle orme di D.H. Lawrence, che abitò qui con la moglie, nel palazzo della Scala di Ferro, e vi scrisse anche Mare e Sardegna.

Il quartiere della Marina è rinato. Fino a qualche anno fa di sera era deserto. Oggi è punto d’incontro della città.

E la Marina, antica ridda di vicoli di pescatori oggi abitata da giovani professionisti, studenti ed extracomunitari, è rinata da qualche anno anche grazie alla passione per i libri. Racconta Italo Pau, patron di Ampurias, ristorante dell’animata piazza Savoia, uno dei punti d’incontro dei cagliaritani: «Quando abbiamo aperto, e siamo stati i primi, il quartiere alle dieci e mezzo di sera era deserto e l’illuminazione così poca che dovevo accompagnare i clienti alle auto: avevano paura».
Poi nel locale di Italo Pau nasce “Natale acido”, reading di racconti natalizi “pulp” scritti da Francesco Abate, giornalista e scrittore. Aprono altri due locali nella piazza, che insieme ad Ampurias ospitano romanzieri e concerti. Ciliegina sulla torta, l’affollatissimo Festival Marina Café Noir, che si svolge nel quartiere da 5 anni. «È un festival di letterature applicate alla vita, alla strada, ai linguaggi», spiega Giacomo Casti, uno dei 6 soci fondatori dell’Associazione Chourmo che organizza la kermesse di eventi con scrittori, attori, musicisti, filmaker sardi e non. «Una via di mezzo tra una fiesta catalana e un laboratorio all’aria aperta, nato dal nostro amore per le storie “nere”».
Del resto, come ci hanno detto Massimo Carlotto e Francesco Abate, i romanzi noir servono a decodificare la realtà, a denunciare gli affari sporchi, a smuovere le acque di una città che spesso fatica ad affrontare i problemi. E che per anni, prima del ciclone Tiscali, si è mossa intorno alle tre “M”: Mattoni  Medicina (privata), Massoneria. Un esempio di questa difficoltà? La vicenda del Poetto. La grande spiaggia cittadina aveva sabbia fine, bianchissima e un’acqua caraibica (chi scrive può testimoniarlo), ma si stava erodendo. Così è stata “rimpolpata” con sabbia scavata al largo, molto più scura. Risultato, anche
l’acqua ha cambiato colore: che delusione… «C’è una Cagliari che resta ferma e pensa solo ai soldi e una che alza la testa e va verso il nuovo. Ma nel segno della continuità con la sua antichissima storia», spiega Giuseppe Marci, docente di Filologia italiana all’Università di Cagliari. «E se negli anni Sessanta esportavamo colf e manovali, oggi esportiamo intelligenze. E creatività». Scienziati.
E artisti. Che sempre più scelgono la città bianca come location per le loro opere. Come Enrico Pau, regista che a Cagliari e dintorni ha girato Pesi leggeri, da un romanzo di boxe e malavita di Aldo Tanchis, e Jimmy della Collina, da un libro di Massimo Carlotto. E Gianfranco Cabiddu, altro regista sardo che invece ha diretto per la Rai Disegno di sangue, storia noir di Marcello Fois che ruota intorno a un omicidio avvenuto nella parte antica e nobile della città, Castello. A Cagliari vive anche Elena Ledda, voce di punta della nuova musica popolare sarda che ha spesso collaborato con importanti jazzisti.

Del resto, la vocazione sperimentale e anticlassica, l’attenzione per tutte le forme della contemporaneità fanno parte della storia di questa città. Non è un caso che la rivoluzione telematica di Tiscali sia nata proprio qui, non “sul continente”, e che il jazz conosca in Sardegna una fortuna che ha prodotto talenti e festival. E che dire della trasformazione urbanistica che muterà profondamente il profilo di Cagliari?
Lo scorso giugno nel Lazzaretto di Sant’Elia e nella ex Manifattura dei Tabacchi (che sta per diventare la Fabbrica della Creatività e ospiterà atelier, workshop, eventi, spettacoli) si è svolto il FestArch, il primo Festival di Architettura in Sardegna. Tre giorni di seminario per ripensare la città che hanno registrato circa 30mila presenze e ospitato 4 premi Pritzker ? il Nobel dell’Architettura ? nel nutrito pool degli esperti (per approfondire: www.festarch.it ): Jacques Herzog, Rem Koolhaas, Paulo Mendes da Rocha, Zaha Hadid. Ben tre di queste star stanno lavorando per Cagliari. Su volontà della Regione, in accordo con il Comune. Al brasiliano Paulo Mendes da Rocha è infatti stata affidata la progettazione di un nuovo campus universitario per circa mille studenti, che dovrebbe nascere entro il 2009. Mentre
l’olandese Rem Koolhaas, con la Facoltà di Architettura di Cagliari e il Politecnico di Milano, sta lavorando a una profonda riqualificazione del quartiere Sant’Elia, oggi degradato, lo stesso dove in riva al mare sorgerà anche Betile, il nuovo Museo Regionale dell’Arte Nuragica e dell’Arte Contemporanea del Mediterraneo, firmato dall’anglo?irachena Zaha Hadid. Si tratta di uno stupefacente progetto concepito come una formazione corallina, che non si distacca dalla costa e lancia un braccio verso il Sant’Elia e uno verso la costa. Una struttura che modificherà lo skyline di Cagliari (su questo, come sempre, non tutti sono
d’accordo), la percezione visiva di chi arriverà in città nei prossimi anni. E che rappresenta un grande sforzo per una città tutto sommato
piccola e lontana dai centri del mercato e dell’arte. Se poi si pensa che sinora il museo sardo più visitato è stato quello di Garibaldi a
Caprera…
«Betile nelle nostre intenzioni sarà la porta d’accesso da Cagliari alla Sardegna, un’agorà, un luogo aperto verso il mare», racconta Maria Antonietta Mongiu, archeologa e assessore a Pubblica istruzione e Beni culturali della Regione Sardegna. «Un volano verso decine di altri luoghi straordinari della cultura nuragica. Perché conterrà alcune opere?simbolo di quella che è stata la nostra età classica, come le grandi statue di Monti Prama, presso Oristano (in corso di restauro),
e molte postazioni multimediali che consentiranno di vedere e conoscere altre importanti opere di siti archeologici sparsi per la Sardegna. E poiché già allora eravamo aperti al confronto, allo scambio con gli altri popoli del Mediterraneo e concepivamo architetture ardite, nel museo si troveranno anche opere contemporanee sarde e si svolgeranno sperimentazioni con artisti di tutto il mondo
». Con un occhio particolare alle attività di ricerca del Mediterraneo. Per
trasformare il bacino del Mare Nostrum, come ha dichiarato il Presidente della Regione Renato Soru, «da frontiera calda in
uno spazio di circolazione e di comunicazione […]
». Parola d’ordine, quindi, innovare. Ma a partire da solide basi identitarie, da quel respiro antichissimo che ogni sardo sente dentro di sé.
Intorno al museo partirà inoltre il progetto di valorizzazione del quartiere Sant’Elia, oggi avvilito da una triste edilizia anni Settanta, che nelle intenzioni del Comune prevede la riqualificazione delle case, nuovi impianti per cultura, spettacolo e sport e il rifacimento del porticciolo dei pescatori. E se ci facciamo caso, come per la colonia degli scrittori, ci troviamo di nuovo davanti a uno slittamento dal centro alla periferia. Dai luoghi tradizionali della cultura italiana a una città che sta su un’isola del Sud. Dal centro storico di Cagliari alla sua periferia (il Sant’Elia). Che comunque si trova in una zona panoramica bellissima, benché oggi degradata: quasi in riva al mare, alle spalle della Sella del Diavolo, la collina che domina la spiaggia del Poetto. Se poi si pensa che è in progetto anche la trasformazione di via Roma (il viale a mare della città) in una grande piazza pedonale che sarà collegata a nuove strutture del porto per la pesca, per le navi da crociera e la cantieristica da diporto, si capisce che il tentativo è quello di ridisegnare l’intero “waterfront” di Cagliari. Come del resto sta avvenendo anche a Genova, a Marsiglia, a Lisbona. E che il futuro potrebbe portare la città a protendersi molto di più sul mare.
Su quel Golfo degli Angeli che rende unica la posizione di Cagliari. Un golfo di cui si erano innamorati D.H. Lawrence e anche il generale Alberto La Marmora, «sardo per affetti e cagliaritano per cittadinanza», come è scritto su un suo busto eretto nel 1858 ed esposto nella Pinacoteca Nazionale.
«È una questione di sguardo, un problema generale di visione della città», spiega Massimo Faiferri, architetto e membro del comitato scientifico del Festarch. «A Cagliari come altrove, le periferie sono il futuro, un nuovo centro. Perché le altre zone, quelle storiche, non hanno più possibilità di espansione. E pensiamo a cosa accadrà se verranno attuati tutti i progetti: si potrà camminare, correre, andare in bicicletta su un unico lungomare da Sant’Elia al portocanale. Un bel cambiamento di abitudini». È previsto anche un ponte che collegherà lo stagno di Santa Gilla alla borgata marinara di Giorgino, con zone verdi fino alla chiesetta di Sant’Efisio, dove al santo viene cambiato l’abito durante la festa cittadina. Certo, ci vorranno soldi. Circa 40 milioni per il museo Betile, 40 per il campus universitario, 40 anche per la riqualificazione del Sant’Elia. Ci vorrà anche tempo. E l’accordo tra Comune e Regione, che talvolta ha avuto dei punti di crisi. Come nella vicenda della necropoli fenicia di Tuvixeddu (per inciso, la più importante del Mediterraneo), in cui la Regione ha bloccato i progetti del Comune che prevedevano una strada e insediamenti abitativi a ridosso dell’area archeologica, situata su un colle della città. Sulla questione c’è anche un esposto alla Procura presentato
da Legambiente.
Insomma, Cagliari ha davanti a sé il più grande progetto urbanistico della sua storia recente. Una sfida che la candida a capitale del Mediterraneo: staremo a vedere.

(Daniele Dainelli, Irene Merli
GEO Febbraio 2008 n. 26