Cagliari e il sottosuolo dimenticato

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Tra piazza D’Armi e via Is Maglias ci sono i tunnel scavati dalla Italcementi per estrarre il calcare poi diventato calce per costruire la città.

Sotto via Peschiera, dove un anno fa si aprì una voragine larga otto metri e profonda cinque, sotto via Castelfidardo e sotto via Marengo, c’è una enorme grotta che regge il peso di decine di palazzi e facoltà universitarie. E tra via Castelfidardo e via Is Maglias ci sono i tunnel lunghi centinaia di metri scavati dalla Italcementi per estrarre il calcare poi diventato calce per costruire pezzi di città.
Un grande vuoto, riempito per migliaia di metri cubi di materiale di riporto, che giorno dopo giorno perde piccole porzioni di roccia a causa della pioggia e dell’acqua che fuoriesce dalla rete idrica.
Tutta l’area attorno a piazza D’Armi, come testimoniano i geologi, poggia su basi instabili. Ecco perché si sono formate lesioni in alcune palazzine della zona e sono necessarie opere di consolidamento che rendono obbligatorio lo sgombero di quindici famiglie.
DIECIMILA CAVITÀ
Non è l’unica zona a rischio, se è vero che Cagliari possiede circa 10 mila cavità sotterranee (40 per chilometro quadrato, record nazionale) «per la maggior parte abbandonate e dimenticate sotto strade, palazzi e cortili privati», come testimonia il Gruppo cavità cagliaritane, un team di speleologi nato nel ’93 che perlustra costantemente «gratuitamente» il sottosuolo e ne denuncia spesso l’abbandono.
Sono le foto scattate dagli speleologi a svelare e spiegare più di ogni parola come nel sottosuolo esista un’altra città che cade a pezzi ed ha bisogno di cure. «Per questo sollecitiamo da anni la creazione di un ufficio del sottosuolo», spiega il presidente Marcello Polastri.
LE IMMAGINI
La prima foto in alto a sinistra si riferisce alla galleria che da via Is Maglias sbuca in via Castelfidardo. Documenta i crolli di porzioni di roccia, che si staccano dalla volta del lungo cunicolo. Nella terza immagine da sinistra si nota l’acqua che filtra dalla rete idrica e la presenza di ferro e ruggine disciolti nell’acqua. «Sono sintomi dell’abbandono dei cunicoli dove l’acqua scorre ed erode la roccia», sostiene Polastri (nella quarta foto in alto a bordo del canotto assieme al collega Cavagnino).
E se nella foto grande, al centro della pagina, rivela come il pilastro che regge una della grandi cavità sotto piazza D’Armi si sia assottigliato col tempo, un’altra foto (la seconda da sinistra) testimonia come anche altre zone, come ha ricordato nei giorni scorsi Antonio Fadda, presidente regionale dell’Ordine dei geologi, la città rischi di franare. Nello specifico si tratta della parete dietro l’Unione Sarda dove «ci sono gallerie dimenticate da anni e che portano segni di cedimenti», denuncia Polastri. I cunicoli, usati da Pisani, Spagnoli e Piemontesi, sono murati con grosse costruzioni visibili nella foto. Nessuno può accedere per verificarne lo stato, ma fessure e spaccature nelle palazzine rappresentano presagi sinistri. «E pensare che nel 1300 parte di questo costone, per il crollo della grotta di Santa Lucia, sprofondò creando una mostruosa voragine che ingoiò 130 case».

Fabio Manca
Tratto da Unione Sarda

Vedi anche: Cagliari, la città sotterranea

Per approfondimenti:

Gruppo Cavità Cagliaritane

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