Antiche memorie di Seui

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Lo ricordava nel secolo scorso Vittorio Angius, sottolineando come certe false credenze fossero frutto del difetto “di istruzione del volgo”. La grotta, per i fantasmi e le visioni orribili, era luogo di tanta infamia che si temeva fosse niente meno che la bocca dell`inferno. I seuesi ed altri di questa Barbagia solevano entrarvi quando avessero perduto il bue, il cavallo o altro, per sapere in potere di chi si trovassero le bestie sparite e facevano gli scongiuri per avere la risposta. Contro questo rito intervenne persino l`Inquisizione, che li punì come rei di magia. Della credenza si occuparono i dotti della Chiesa del tempo, che ne colsero l`origine molto antica e convennero che in queste spelonche e nelle fonti interne fossero gli oracoli, dei quali si fa menzione negli scritti antichi.

Ha radici altrettanto lontane la presenza di una figura misteriosa nel mondo selvatico dei mufloni. Un personaggio fantastico, “una sorta di pastore invisibile che nella Barbagia meridionale chiamano su pascifera, cioè il pastore della selvaggina che protegge i mufloni e li avverte per tempo dei pericoli incombenti, anche se capita che qualche volta questo magico protettore si distragga e allora i predatori della foresta hanno mano libera e portano la morte nel branco”. (Paolo Pillonca)

Un`altra credenza era quella de s`àcua acapiada. Ogni anno, in primavera, si riapriva a Seui la disputa tra fornaciai e contadini. I primi, sotterrando in luogo impervio una brocca di terracotta piena d`acqua, “legavano” la pioggia per avere il sole, gli altri cercavano di “slegarla” per dare ai campi la linfa necessaria. Si racconta, a questo proposito, una storiella.

Antoneddu, servo giovane e povero, viene incaricato dai contadini, in cambio di un paio di scarpe nuove chiodate, di trovare la brocca sotterrata e di infrangerla. La siccità, infatti, aveva fatto biondeggiare i campi di grano prima del tempo, senza dar modo alle spighe di maturare e c`era il rischio che dal raccolto ci fosse solo paglia per le bestie. A nulla erano servite le implorazioni a San Cristoforo, portato in processione per le vie del paese, né la devozione delle donne che più volte, pregando e implorando, si erano trascinate sulle ginocchia intorno alla chiesetta del Santo.

Antoneddu, così, comincia a esplorare la campagna, cerca in ogni anfratto, batte con un bastone ogni siepe. Solo alla fine di una lunga fatica, senza sapere se avesse infranto o meno la brocca, viene svegliato di notte, in mezzo al bosco, dal fragore dei tuoni e da una pioggia scrosciante. I contadini avevano avuto l`acqua e il giovane servo si tenne le scarpe nuove avute come premio.

Nella memoria di Seui, povertà e bisogno raccontano anche la storia contemporanea del vecchio “nuragico” di Ardasai. Un uomo, solo ed anziano, che diversi anni fa, rimasto senza un tetto e senza denaro, dopo aver lavorato nelle miniere belghe, si era visto costretto a fare del nuraghe la sua casa e vi rimase a lungo, prima che il Comune riuscisse a fornirgli un aiuto concreto e un domicilio più confortevole.

 

tratto da: http://www.navigandosrl.it